Le mappe
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Le mappe

Le mappe

Che cosa accomuna il curriculum di chi sta cercando lavoro, il bilancio di un'azienda, la presentazione di un progetto e il profilo Tinder (di un amico)?

Sono mappe, rappresentazioni semplificate della realtà di cui ci serviamo per comprendere qualcosa (noi) o spiegare qualcosa (agli altri).

Le usiamo continuamente, spesso senza riconoscerle, e vale la pena conoscerne i principi, i limiti e le potenzialità.

L'utilità delle mappe

Le mappe ci permettono di comprendere e spiegare uno spicchio di realtà. Il nostro curriculum non ci descrive in modo completo e fedele, ma racconta in poche righe la nostra storia accademica e professionale.

In un mondo ideale un recruiter passerebbe settimane in compagnia di ciascun candidato, per sviscerarne competenze e attitudini, potenzialità e limiti. Nella realtà "conosce" i candidati attraverso qualcosa che semplifica la realtà la rende più semplice (e veloce) da navigare. Una mappa.

Il valore di una mappa

Il valore di una mappa dipende dalla sua capacità di predirre o spiegare quello spicchio di realtà. Una mappa satellitare guarda il mondo dall'alto per nasconderne i dettagli e portare alla luce "la visione d'insieme", la planimetria del catasto si concentra sul singolo edificio e nasconde tutto ciò che non serve a deteriminarne le dimensioni.

Ogni mappa mette dunque in luce alcuni aspetti e ne oscura altri, e per questo quando la utilizziamo dobbiamo chiederci:

Quale era l'obiettivo del creatore?
Cosa ha voluto mettere in evidenza, cosa ha nascosto, e perché?

Creare mappe

Saper creare mappe è un'abilità preziosa, e consiste nel prendere un pezzo di mondo e, dato uno scopo, scegliere il modo migliore di rappresentarlo. Per creare un'astrazione siamo prima costretti ad approfondire la realtà, capirla con grande chiarezzae far emergere connessioni e pattern. Creare una mappa ci pone davanti a problemi tipo "Come diavolo rappresento questa cosa qui?", "Come lo rendo comprensibile?", "Ho lasciato fuori qualcosa di importante?" o al contrario "Cos'altro potrei rimuovere?".

Ho fatto un lavoretto di tre mesi nel villaggio estivo. Nel CV lo descrivo (aumentando la precisione della mappa), la ometto (semplificandola) o metto solo il titolo (una via di mezzo)?

Davanti al foglio bianco le scelte e i trade-off sono infiniti (e il disagio elevato), eppure ogni volta che finiamo di creare una mappa abbiamo una comprensione profonda dell'argomento e delle sue sfaccettature. Semplificare costringe a capire e fare scelte, e a forza di farlo diventiamo bravi a farlo.

Inoltre una volta diventati "cartografi" saremo meglio attrezzati per capire e valutare meglio le mappe altrui, cogliendone in modo critico le scelte e i perché.

Le mappe sono dunque preziose per i ragionamenti che ti costringono a fare: prendi l'abitudine di utilizzarle come strumento per esplorare.

Quale è stata l'ultima "mappa" che hai creato? Cosa hai scelto di mettere in evidenza, e cosa hai invece oscurato?

Attenzione ai limiti

Per usare con efficacia uno strumento dobbiamo conoscerne le sue limitazioni. Ecco perché è bene non limitarsi alla lettura dell'opuscolo informativo della banca (mappa) ma leggere tutto il contratto (realtà), e perché è meglio non affidarsi ai soli articoli di giornale (mappe) per farsi un'idea di cosa succede nel mondo (realtà). Non comprendiamo la mappa fino a quando non ne conosciamo e rispettiamo i limiti.

Se li teniamo presente possiamo prendere il buono che hanno da offrire, senza cadere in errore. Ricordiamoci dunque che la mappa non è il territorio, che dipende dalle scelte "artistiche" del cartografo, e che è stata creata in uno specifico momento temporale.

«Remember that all models are wrong; the practical question is how wrong do they have to be to not be useful.» George Box

La mappa non è il territorio

Qualsiasi rappresentazione della realtà, non è la realtà.

«In general, when building statistical models, we must not forget that the aim is to understand something about the real world. Or predict, choose an action, make a decision, summarize evidence, and so on, but always about the real world, not an abstract mathematical world: our models are not the reality.» David Hand

Quando guardiamo un servizio al telegiornale che parla di un articolo scentifico che raccoglie i risultati di una sperimentazione, stiamo guardando una semplificazione di una semplificazione. Eppure tendiamo a prendere l'informazione (e tramandarla) come se fosse vera e completa ("L'hanno detto al TG").

In particolare:

  • Fatichiamo a vedere quando la mappa si discosta dalla realtà (perché la realtà è cambiata o perché la mappa ha dei limiti)
  • Quando la mappa corrisponde alla realtà in qualche aspetto tendiamo a generalizzare e pensare che sia fedele in tutti gli aspetti
  • Quando pensiamo che la mappa sia "tutta la realtà" crediamo di avere tutte le risposte. Creiamo regole che "funzionano" sulla mappa dimenticando la complessità della realtà, e il fatto che sia in continua evoluzione
  • Le mappe non possono mostrare tutto, e siamo esposti ai rischi reali non rappresentati sulla mappa. Se navighiamo guardando solo la mappa e non la realtà, rischiamo di caderci dentro
"L'ignoranza è sempre nella mappa, mai nel territorio."

Il commercialista che dà indicazioni analizzando il bilancio (ma senza aver mai messo piede in azienda), il responsabile che cambia strategia dopo aver letto il report sulla soddisfazione dei clienti (ma senza aver mai parlato con un cliente) e il selezionatore che valuta il CV del candidato (senza interagirci) stanno decidendo sulla mappa e non sul territorio, e si espongono ai rischi connessi. A volte basta un giro sul posto, o una chiacchierata con gli interessati, per prevenire scelte che sembravano giuste "sulla carta", ma che non lo erano.

Così come il nostro curriculum non siamo noi, la presentazione non è il progetto, l'articolo non è ciò che è accaduto e un bilancio non è l'azienda. La realtà è l'aggiornamento definitivo.

Le mappe e il tempo

Ogni mappa fotografa la realtà in un dato momento temporale: la realtà descritta potrebbe non essere più vera, e se non siamo noi gli autori potremmo non accorgercene. Se la realtà cambia e la mappa non si aggiorna, perde il suo valore e rischia di essere dannosa.

Quanto velocemente cambia la realtà rappresentata? Un articolo di analisi politica è una mappa che invecchia male, e velocissimamente.

Le mappe migliori sono costruite (e utilizzate) con un sistema di Feedback, per poterle aggiornare mano a mano che si scopre meglio la realtà, o quando la realtà si modifica in modo sostanziale.

La domanda "Mi mandi una tua foto recente?" è un modo per controllare che la mappa rispecchi ancora la realtà.

Le mappe e il cartografo

Le mappe riflettono i valori, gli obiettivi, gli standard e le limitazioni dei creatori.

"Le mappe descrivono il territorio in un modo utile, ma per uno specifico scopo. Non possono essere tutto per tutti." - Korzybski

Per esempio i confini di Siria, Giordania e Iraq riflettono più le volontà coloniali inglesi e francesi che le abitudini e comunità locali.

Così come il nostro CV rispecchia più il "Come vogliamo farci vedere dai recuiter" che il "chi siamo in modo oggettivo", e i selezionatori hanno ben presente i nostri incentivi a omettere, abbellire, alterare. Allo stesso modo gli investitori "sgonfiano" le previsioni finanziarie del business plan dell'imprenditore.

Quale era l'obiettivo del cartografo, e quale il contesto in cui ha realizzato la mappa?
Come ciò influenza quello che è rappresentato (e cosa no) e come è rappresentato?

Le mappe influenzano i territori

Un ultimo aspetto associato alle mappe riguarda la nostra tendenza a voler far aderire la realtà alla rappresentazione che ne abbiamo fatto.

Questo può essere positivo, come studiare l'inglese perché nel CV abbiamo messo livello "Ottimo", ma non è sempre così.

Gli urbanisti, disegnata la città, rischiano di cadere nella tentazione di far aderire la realtà alla loro rappresentazioni, ignorando come le città funzionavano nella realtà. Allo stesso modo quando "gonfiamo" il nostro CV siamo poi costretti a sostenerme la parte, e un report che esagera nel definire "eccellente" la soddisfazione dei clienti induce l'azienda a far interagire i controllori con i soli clienti entusiasti (vanificando tanto la funzione della mappa quanto quella del controllo).

Sto modificando la realtà perché la mappa mi fa fatto capire qualcosa o perché credo che essa sia la verità?

Conclusioni

Siamo circondati da più mappe di quelle che vediamo, e tante sono quelle di cui dovremmo servirci per comprendere e spiegare fette di mondo. La prossima volta che ne incontri una fermati ad analizzarla: ne trarrai spunti preziosi per le tue prossime creazioni.


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