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No-Facebook, miniere di carbone e football americano
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No-Facebook, miniere di carbone e football americano

Qualche giorno fa Basecamp ha deciso di diventare un'azienda Facebook-free (Instagram compreso). Nell'episodio "100% Facebook-Free" del loro podcast David Heinemeier Hansson spiega la decisione, e i punti che mi porto a casa sono:

  • É importante tracciare una linea su che cosa ci sembra giusto e che cosa non ci sembra giusto
  • Il fatto di non aver ancora deciso dove sia esattamente questa linea non dovrebbe impedirci di prendere misure nelle situazioni che sono chiaramente "al di là"
  • Aspettare di voler "risolvere tutto" è un modo di giustificare il proprio non fare nulla
  • A volte la parte importante è avviare e alimentare conversazioni, finché non se ne parla la situazione rimane al di fuori dei radar (dei giornali, del legislatore, della ricerca...)

Mi ha ricordato il talk di Malcom Gladwell in cui parla (per 25 minuti) del lavoro nelle miniere di carbone. Chi, ad un certo punto, ha cominciato a dire "uccidono le persone" non aveva dati, statistiche e ricerche, ma solo un numero sufficiente di evidenze e la sensazione che ci fosse qualcosa di molto sbagliato. E tanto dovrebbe essere sufficiente per cominciare a mettere in discussione ciò che pareva normale, avviare ricerche e, non meno importanti, conversazioni.

I passaggi più interessanti del podcast

Queste sono le traduzioni dei passaggi più interessanti del podcast (e i relativi minuti a cui potete ascoltarli in inglese):

  • [0:54] Qualche anno fa abbiamo cominciato a fare pubblicità su Facebook, sembrava una cosa normale e automatica: hai un business online e fai pubblicità su Facebook. Non passò molto tempo prima che iniziassi a pensare "This doesn't feel right", ma non riuscivo a spiegarmi con precisione la sensazione. Già allora Facebook non aveva una grande reputazione, ma i pezzi del puzzle non erano ancora stati messi assieme.
  • [2:12] Dopo gli ultimi scandali come azienda ci siamo chiesti "Che cosa stiamo facendo qui? Perché stiamo aiutando Facebook?"
  • [4:12] Puoi chiedere scusa un certo numero di volte, passato il quale la gente smette di crederti.
  • [5:28] Puoi votare con i tuoi dollari, ma anche con la tua presenza (o assenza), e con la tua presenza su Facebook stai votando per "Più Facebook". Per noi il mondo starebbe meglio con molto meno Facebook.
  • [6:10] La domanda più importante è: dove tracciamo la linea? Quando "cattiva" un'azienda deve dimostrarsi prima che ce ne tiriamo fuori? É una domanda interessante ma che rischia di paralizzare. Fino a quando non ti chiarisci esattamente dove tirare questa riga puoi giustificarti per non fare niente ("Tutto è terribile, quindi niente è davvero terribile e quindi posso continuare a fare quello che ho sempre fatto").
  • [7:00] Definire dove tirare quella linea è secondario rispetto al dire: "Non so esattamente dove è quella linea, ma di sicuro Facebook l'ha superata."
  • [8:00] Per ora Twitter, pur operando nello stesso mondo, non è stata sorpresa nella stessa melma così tante volte con così tanta profondità.
  • [8:50] I giornalisti si stanno finalmente chiedendo "Cosa è successo negli ultimi 5-6-10 anni?" e stanno uscendo così tanti elementi da comporre un insieme infinitamente più sporco rispetto a Twitter. Cià non significa dare a Twitter un lasciapassare.
  • [9:30] Non è necessario sistemare il mondo in un unico passaggio e pensare che a meno che non sistemi tutto, non valga la pena di sistemare nulla.
  • [9:55] Dobbiamo incoraggiare le aziende a fare meglio. Far vedere a Twitter quello che sta succedendo a Facebook li porterà a non volersi trovare nella stessa situazione. Lo stesso è successo alla United Airlines quando hanno trascinato fuori a forza un passeggero: le altre compagnie hanno deciso di rivedere le loro regole, e che l'abbiano fatto per evitare di trovarsi nella stessa situazione o perché più genuinamente non vogliono essere quel tipo di compagnia lì poco importa.
  • [10:40] Questo tipo di reazioni è necessario, serve per mostrare cosa è accettabile e cosa non lo è. Per farlo conviene cominciare nei posti dove c'è più "male" e con la diffusione maggiore. E Facebook era più che qualificata per essere il punto di partenza.
  • [12:00] Abbiamo deciso di non patrocinare Facebook con il nostro coinvolgimento sulla loro piattaforma e incoraggiare altri a riflettere riguardo quello che sta succedendo.
  • [14:50] Non è necessario che tutti escano da Facebook per innescare un cambiamento, basta che lo faccia un numero sufficiente di persone per avviare una conversazione, e questo porta a cambiamenti positivi per l'intero sistema.
  • [15:10] Facebook non cambierà perché noi e qualche altra azienda saremo usciti dalla piattaforma, ma perché ci saranno nuove leggi e regolamenti, e questo nasce dalla pressione che persone, giornalisti e campagne possono creare attorno a questi temi.
  • [18:50] Lasciare qualcosa su cui abbiamo dedicato e investito così tanto tempo e azioni è difficile. Ma quando te ne separi comincia tutto a sembrarti ridicolo ("Perché ci ho speso così tanto tempo?"). Questo di per sé è una cosa positiva: fare un passio indietro rispetto alle abitudini quotidiane e vederle in modo più distaccato, mettendole in discussione. Ti fornisce lo spazio per riflettere su quello che stai davvero facendo, certe cose non riesci a pensarle finché ci sei dentro.
  • [20:04] Libro consigliato "How to break up with your phone".
  • [20:26] Staccare da Twitter e Instagram per qualche tempo mi ha fatto capire che mi mancava più lo stimolo intellettuale di Twitter rispetto al piacere edonistico di Instagram. Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa su di me.