Manuale della fantasia · Capitolo 04
Immaginare le conseguenze
Una premessa diventa storia quando ne seguiamo gli effetti immediati, successivi ed estremi.

La domanda che uso più spesso per mettere in moto la fantasia è quella con cui abbiamo chiuso il capitolo precedente:
Cosa succederebbe se…?
La sua forza sta nel cambiare un elemento del mondo e costringerci a seguirne gli effetti. Per esempio:
Cosa succederebbe se tutta l’umanità saltasse nello stesso istante?
Potrei rispondere facendo i calcoli: valutare le forze in gioco, la distribuzione della popolazione e l’effetto del salto sul pianeta. Sarebbe un esercizio interessante, che per il momento lascio ai manuali di fisica improbabile.
Potrei anche rispondere che comparirebbe un biscotto. Sarebbe una risposta assurda e poco fantasiosa: il biscotto si limita a presentarsi senza invito.
Una conseguenza fantasiosa può essere improbabile, purché sembri nata dalla premessa. Dopo anni di tentativi ho capito che preferisco le idee fantasiose ma plausibili. Tu potresti avere gusti diversi, e perfino una predilezione per i biscotti immotivati.
Seguire la premessa
Per trovare conseguenze plausibili, comincio da ciò che è più vicino al salto.
Prima bisogna convincere l’intera umanità a partecipare. Chi dà il segnale? Come si fa a raggiungere chi non ha un telefono, non guarda la televisione o ha deciso di non ricevere più notifiche? Servono delle prove generali? E durante le prove bisogna saltare davvero oppure basta piegare le ginocchia?
Poi bisogna sincronizzare la partenza. Subito dopo, anche l’atterraggio: se metà del mondo scende mentre l’altra metà sta ancora salendo, abbiamo organizzato un grande evento internazionale per ottenere un saltello confuso.
Da una sola premessa sono nate conseguenze sempre più concrete. La storia deve ancora arrivare, intanto il mondo intorno all’idea ha cominciato a esistere.
In un mio libro la stessa domanda ha generato una conversazione tra due personaggi molto diversi: Funziona, il protagonista strambo, e Inverso, un suo amico estremamente razionale.
«Sai Inverso, pensavo a cosa succederebbe se, un giorno, tutto il mondo si mettesse d’accordo per saltare nello stesso istante.»
«Non succederebbe niente: il tuo salto sarebbe annullato da quello di chi sta dall’altra parte della Terra. Non si sposterebbe di una virgola, il mondo.»
«Come calcoli sono sicuro che hai ragione tu. Intendevo un’altra cosa.»
«E cosa allora?»
«Immaginati cosa succederebbe un attimo prima dell’impatto. Saremmo tutti in aria.»
«E quindi?»
«Se un alieno vedesse il nostro pianeta in quell’istante ne trarrebbe la conclusione che l’uomo vola, e potrebbe immaginarci mentre, guardando un mammifero, sogniamo di poter un giorno camminare anche noi, liberi, sui prati.»
«In effetti sarebbe un bel capovolgimento della realtà. Mi piace, come esempio.»
«E immagina la natura che, almeno per un istante, si potrebbe liberare del nostro peso, forse anche della nostra presenza. Sarebbe una Terra leggerissima.»
Inverso cerca l’effetto del salto sulla Terra. Funziona osserva invece l’istante in cui nessuno la tocca. Entrambe le risposte mantengono un legame con la domanda, ma portano in direzioni completamente diverse.
Conseguenze immediate, successive ed estreme
Per spingere una premessa un po’ più lontano, mi aiuta cercare conseguenze a distanze diverse.
Immaginiamo che ad alcuni uccelli scompaia l’ala destra e ad altri quella sinistra.
La conseguenza immediata è che non riescono più a volare come prima. Alcuni cadono al suolo e imparano a costruirsi veicoli a quattro ruote. Altri continuano a volare in cerchio e, diventati piuttosto astiosi, si riuniscono in stormi per generare tornado. Riescono a malapena a produrre mulinelli, ma apprezziamo il loro sforzo distruttivo.
Poi può arrivare una conseguenza successiva: gli uccelli scoprono di potersi abbracciare e volare in coppia, un’ala buona ciascuno. Nascono scuole di volo coordinato, sistemi per trovare il compagno compatibile e una nuova diffidenza verso chi sostiene di non avere bisogno di nessuno.
Se continuo abbastanza, posso raggiungere una conseguenza estrema: dopo molte generazioni il volo in coppia diventa così normale che nessuno ricorda più come si facesse da soli. A quel punto un uccello con entrambe le ali sarebbe considerato incompleto, perché non avrebbe alcun posto a cui agganciare il proprio compagno.
La stessa domanda può quindi produrre una battuta, una storia o perfino un mondo con regole proprie. Posso continuare a seguirla e osservare quale forma prenderà. La domanda successiva resta sempre la stessa: e poi?
È così che la domanda «Cosa succederebbe se un libro potesse parlarmi?» è diventata Il libro chiacchierone. E chiedermi cosa sarebbe accaduto se un piccolo libro avesse voluto fuggire dalla libreria mi ha portato a scrivere Il libricino avventuroso.
Prova tu
Scegli una di queste premesse:
- Cosa succederebbe se domani sparisse la Luna?
- Cosa succederebbe se venissero bandite le ruote?
- Cosa succederebbe se alcune nuvole smettessero di muoversi?
Trova almeno una conseguenza immediata, una successiva e una estrema. Ogni risposta deve nascere da quella precedente: se compare un biscotto, devi almeno spiegare chi lo ha invitato.
Poi scegli la conseguenza che ti incuriosisce di più e chiediti ancora: e poi?