Manuale della fantasia · Capitolo 02

Avere tante idee

Un oggetto ordinario, cinque minuti e dieci direzioni possibili. Un esercizio per generare prima di scegliere.

Un piccolo manuale aperto da cui esce una grande nuvola azzurra di idee

La fantasia funziona in modo strano: spesso è più facile trovare tante idee che una sola.

Quando ne cerco una soltanto, comincio subito a pretendere che sia buona. Possibilmente la migliore. Ogni pensiero appena nato si ritrova così sottoposto a un colloquio di lavoro per il quale non ha avuto nemmeno il tempo di vestirsi.

Preferisco darmi un obiettivo diverso: trovare un po’ di idee, senza decidere subito a cosa serviranno. La scelta arriverà dopo. Per il momento mi interessa soltanto vedere quante direzioni posso prendere.

Proviamo con una porta.

Cambiare la porta

Per prima cosa posso modificarne il funzionamento. Immagino una porta fatta di un materiale che lascia passare chi deve passare e blocca tutti gli altri. Non serve aprirla né chiuderla e non serve nemmeno controllare di averla chiusa. Potremmo finalmente calcolare quanta parte della nostra vita abbiamo speso ad abbassare maniglie.

Poi immagino una porta capace di capire se vogliamo entrare o uscire, che si apre sempre nel verso giusto. Forse le porte a vento sono porte particolarmente perspicaci.

Potrei anche inventare una porta del karma: se durante la giornata ti sei comportato male, si apre dalla parte sbagliata. Oppure una porta che si abbassa come un ponte levatoio, utile negli appartamenti dotati di fossato, coccodrilli o pesci rossi che hanno seguito un corso di difesa personale.

Una modifica ne richiama un’altra. Se la porta smette di aver bisogno di essere aperta, possiamo eliminare la maniglia. Se decide chi far passare, possiamo eliminare anche la serratura. Se diventa trasparente soltanto per chi ha il diritto di guardare, sparisce lo spioncino. Peccato: avevo appena pensato a uno spioncino fatto a cannocchiale, per vedere lontanissimo fuori dal portone.

Giocare con la parola

Posso lasciare in pace l’oggetto e lavorare sul suo nome.

Una porta di servizio potrebbe essere quella da cui ogni tennista deve passare dopo aver effettuato una battuta che non fa ridere. La porta rispetto evita di cigolare mentre dormi. La porta pazienza ti perdona quando dimentichi, ancora una volta, di chiuderla a chiave.

Dagli stipiti posso risalire al loro capostipite, oppure studiare la stipitezza, la condizione che affligge le porte che si rifiutano di essere montate nei bagni.

Posso perfino cercare porte nascoste nelle parole. Una è dentro “importante”. Ignoro dove conduca, ma come nascondiglio funziona piuttosto bene.

Dare una storia alla porta

Infine posso smettere di trattare la porta come un oggetto e provare a considerarla un personaggio.

Potrei raccontare la prima porta mai costruita e i cigolii che ha emesso appena nata. Oppure l’ultima porta rimasta al mondo, conservata da un collezionista nostalgico dopo che un’invenzione più comoda le ha rese inutili.

Potrei esplorare l’invidia delle porte per le tende, che passano le giornate a svolazzare accarezzate dal vento. O ricostruire l’albero genealogico di una porta, partendo dalla pianta che le ha dato i natali e arrivando alla brutta fine che farà in discarica. Una fine truciolo, probabilmente.

Mi chiedo anche se le porte abbiano una vita segreta. Forse quelle che vediamo montate negli edifici sono soltanto una piccola parte di tutte le porte esistenti. Le altre potrebbero essersi nascoste per evitare una vita trascorsa ad aspettare che qualcuno le attraversi.

In pochi minuti, da un oggetto ordinario sono nate invenzioni, giochi di parole, personaggi e inizi di storie. Alcune idee meritano di essere sviluppate, altre hanno già dato tutto. Ora posso scegliere, combinare due spunti o seguire quello che mi incuriosisce di più.

Prova tu

Scegli un oggetto che hai vicino. Evita di cercarne uno interessante: una tazza, una sedia o una graffetta vanno benissimo.

Concediti cinque minuti e prova a generare almeno dieci idee. Puoi modificarne la forma o il funzionamento, giocare con il suo nome, immaginare il suo passato oppure trattarlo come un personaggio. Se trovi l’idea giusta al primo tentativo, ignorala per un momento e arriva comunque a dieci.

Potrai giudicarle dopo. Prima vediamo quante porte riesci ad aprire.